Il mondo della cultura francese si spacca sul caso Depardieu

Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Tribune, contro-tribune, mea culpa in pubblico. Ecco cosa sta succedendo in Francia con il caso Depardieu.

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Una settimana dopo la pubblicazione della lettera “N’effacez pas Gérard Depardieu” (“Non cancellate Gérard Depardieu”) sul quotidiano francese Le Figaro, a sostegno dell’attore Gérard Depardieu, indagato per stupro e violenza sessuale, oltre 150 personalità del mondo della cultura francese hanno reagito con un contro-articolo.

Pubblicato sul quotidiano Libération lunedì 1° gennaio, il testo recita: “In nome dell’arte, alcune voci si levano per difendere Gérard Depardieu, insinuando che il suo talento dovrebbe metterlo al riparo dalle critiche e persino scusarlo per il suo comportamento intollerabile. Tutto questo non avverrà in nostro nome”.

I firmatari sostengono inoltre che “l’arte non garantisce l’impunità”.

Il testo è stato firmato, tra gli altri, dai registi Monia Chokri e Thomas Jolly, dai comici Anne Roumanoff e Guillaume Meurice, dalle attrici Murielle Robin, Marilou Berry e Alexandra Lamy e dalle cantanti Pomme e Imany.

Non stiamo attaccando l’arte, che ci sta a cuore: al contrario, vogliamo proteggerla, rifiutandoci fermamente di usarla come pretesto per abusi di potere, molestie o violenze sessuali“, continuano i firmatari.

Il testo sottolinea anche l’importanza di sostenere le vittime di violenze sessuali e afferma che è necessario riconoscere “il coraggio delle sopravvissute che sfidano lo stigma e il dubbio per denunciare gli abusi, in una società in cui non hanno nulla da guadagnare e spesso tutto da perdere”.

“L’arte non deve mai portarci a distogliere lo sguardo dalla sofferenza delle vittime, che siano famose o meno, e il talento non giustifica la trasgressione dei limiti e l’attacco all’integrità altrui”.

Mea culpa e cambi di opinione

Più di cinquanta celebrità avevano espresso il loro sostegno a Gérard Depardieu nella lettera pubblicata su Le Figaro la settimana scorsa. Tra loro, il regista Bertrand Blier, gli attori Charlotte Rampling, Nathalie Baye, Carole Bouquet, Jacques Weber, Pierre Richard e Gérard Darmon, oltre ai cantanti Carla Bruni e Jacques Dutronc.

Gli artisti hanno dichiarato che “quando Depardieu viene attaccato in questo modo, è l’arte che viene attaccata”, chiedendo che l’attore non venga boicottato e affermando che “privarsi di questo immenso attore sarebbe una tragedia, una sconfitta. La morte dell’arte. La nostra”.

Nei giorni successivi alla pubblicazione della lettera, però, molti dei firmatari hanno ritirato il loro sostegno al testo, che si è scoperto essere un’iniziativa del 32enne Yannis Ezziadi, un comico e autore che scrive per la rivista conservatrice Causeur.

Molte di loro hanno preso le distanze dalla lettera, tra cui l’attrice Carole Bouquet, che è stata la compagna di Depardieu alla fine degli anni Novanta e che si è espressa in difesa del suo ex anche anche in televisione.

L’attore Charles Berling, un altro firmatario, si è scusato su Instagram con coloro che potrebbero essersi sentiti offesi dalla sua posizione: “Non sono del tutto d’accordo con questo articolo, combatto quotidianamente contro le idee di estrema destra proposte dal suo autore, mi rammarico per la mancanza di sfumature e le scorciatoie di questo testo e capisco l’indignazione che ha provocato”.

Anche Jacques Weber, celebre attore, ha detto di stare realizzando le conseguenze “della sua cecità”. In un articolo pubblicato da Mediapart, Weber ha scritto: “La mia firma è stata un gesto di amicizia, ho firmato in fretta e furia, senza verificare i fatti. Sì, ho firmato, dimenticando le vittime e il destino di migliaia di donne in tutto il mondo, donne che soffrono per ciò che è stato accettato per troppo tempo”. E ha aggiunto: “La mia firma è stata un altro stupro”.

La difesa di Macron

Gérard Depardieu è stato pubblicamente difeso anche dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui l’attore sarebbe diventato l’obiettivo di una “caccia all’uomo”.

“Non mi vedrete mai partecipare a una caccia all’uomo”, ha detto Macron al canale televisivo France 5 la scorsa settimana, quando gli è stato chiesto se fosse possibile privare l’attore della prestigiosa onorificenza statale, la Legion d’onore.

“Ha fatto conoscere la Francia, i nostri grandi autori, i nostri grandi personaggi in tutto il mondo (…). Depardieu rende la Francia orgogliosa”.

La posizione di Macron è stata accolta con rabbia da coloro che sostengono che questo tipo di affermazioni, pronunciate dal presidente, possano danneggiare gravemente la lotta alla violenza contro le donne.

Dov’è Depardieu?

Per evitare di affrontare lle polemiche e la continua tempesta mediatica, Gérard Depardieu si sarebbe “rinchiuso” nella villa di un amico in Belgio.

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Secondo Le Journal de la Maison, l’attore 75enne si sarebbe “rinchiuso” in una villa a Mont-Saint-Aubert. L’attrice Julie Depardieu, sua figlia, ha recentemente difeso il padre sul canale tv CNews, denunciando una “caccia all’uomo senza precedenti” contro un uomo “che ha libertà di parola” in un mondo in cui “nessuno osa più parlare”.

“Sono sorpresa dalla violenza del rifiuto nei confronti di quest’uomo che è stato idolatrato per tutta la vita”, ha dichiarato la figlia, confermando che il padre ha lasciato la Francia e che non ha trascorso le vacanze di fine anno con la sua famiglia.

, 2024-01-03 12:14:04