L’uso controverso del riconoscimento facciale nell’Ue

L’utilizzo del riconoscimento facciale sarà possibile nell’Ue solo in determinati casi. Le associazioni protestano per il rischio di una “sorveglianza di massa”

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L’uso del riconoscimento facciale nell’Unione europea potrebbe aumentare, nonostante l’Ai Act, il regolamento comunitario sull’intelligenza artificiale concordato a fine 2023 da Consiglio e Parlamento europeo, ne limiti l’utilizzo a contesti molto specifici.

Quando è permesso il riconoscimento facciale

Il Parlamento europeo voleva un divieto completo del riconoscimento facciale, ma Paesi come la Francia hanno insistito per introdurre eccezioni. Dunque le pratiche che rientrano sotto il nome di “sistemi di identificazione biometrica” realizzabili grazie alle riprese effettuate in luoghi pubblici, saranno permesse in alcune circostanze particolari.

Il riconoscimento “istantaneo”, effettuato cioè in diretta dalle forze di polizia di un Paese, potrà avvenire solo nei casi di

– ricerca di vittime di tratta o sfruttamento sessuale

– prevenzione di una specifica minaccia terroristica

– localizzazione di un sospettato di un crimine particolarmente grave, come omicidio, rapimento, stupro, rapina a mano armata, partecipazione a un’associazione a delinquere (la lista completa è stabilita dal regolamento stesso).

Inoltre si potrà usare il riconoscimento facciale “in differita” per scansionare le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza quando si ricerca una persona condannata in fuga o un sospettato, ma sempre e solo con un’autorizzazione giudiziaria.

L’accusa di “sorveglianza di massa”

Per alcune organizzazioni della società civile ci sono lacune pericolose nella legislazione e il rischio è aprire le porte alla “sorveglianza di massa” nei Paesi dell’Unione europea.

“Possiamo aspettarci un possibile aumento nell’uso dei sistemi di riconoscimento facciale nei nostri spazi pubblici, soprattutto utilizzati in diretta”, dice a Euronews Ella Jakubowska del movimento Reclaim Your Face.

“In pratica mentre si cammina in uno spazio pubblico, si fa shopping, si va a scuola, dal dottore o a una manifestazione, le forze dell’ordine potrebbero avere maggiori poteri nell’usare questa tecnologia di riconoscimento facciale in diretta, seguendo una persona ovunque vada”.

Jakubowska ritiene che le eccezioni introdotte nel regolamento siano molto ampie, possano avere un effetto di legittimazione nell’utilizzo sempre più diffuso di questi sistemi. 

“Sarà più difficile respingere queste pratiche, che finora siamo stati in grado di contestare dicendo che non vogliamo usarle in una società democratica. E altri Paesi in tutto il mondo potrebbero prendere l’Ue a modello”.

Secondo l’eurodeputata svedese del Partito popolare europeo Arba Kokalari, invece, il compromesso raggiunto nel testo finale dell’Ai Act rappresenta un buon equilibrio per tutelare sia la sicurezza dei cittadini europei che i loro diritti.

“Penso che sia un ottimo modo per bilanciare l’integrità ma anche la sicurezza. Se avessimo vietato questa tecnica, sarebbero accadute due cose. La prima, le proteste nelle nostre società: perché i diritti di un terrorista dovrebbero essere più importante della la sicurezza dei nostri cittadini? E la seconda: questa tecnica continuerà ad essere sviluppata da altri Paesi, soprattutto dalla Cina”.

L’Ai Act dovrà ora essere definitivamente approvato, sepratamente, da Consiglio e Parlamento europeo, prima di entrare in vigore. Gli ambasciatori degli Stati membri dell’Ue terranno una riunone sul tema già venerdì 2 febbraio. Un’approvazione è molto probabile dopo che la coalizione di governo tedesca ha trovato l’accordo per votare a favore.

Ma alcuni governi sembrano ancora indecisi: se la versione definitiva del regolamento dovesse essere bocciata, sarà necessario riaprire i negoziati con il Parlamento europeo.

, 2024-01-30 14:39:18